In questo desolante panorama di filmucci mediamente dimenticabili, è in arrivo un lungometraggio promettente quanto un raggio di sole.
Borat: Cultural learnings of America for make benefit glorious nation of Kazakhistan, ultima opera dell'adorato Sacha Baron Cohen (Ali G, per intenderci), è organizzato come un mockumentary, ovvero un finto documentario, e narra le avventure di Borat, un giornalista kazako incaricato dal Ministero dell'Istruzione di girare una serie di lezioni illustrative sugli USA. Il nostro eroe parte alla volta di New York, pronto a cimentarsi nell'ardua impresa, barcamenandosi tra una serie di misunderstanding apocalittici. Ciò che cambierà definitivamente le sorti del viaggio sarà l'incontro di Baron con (il manifesto di) Pamela Anderson: deciso a conquistarla a tutti i costi, costringe la troupe a deviare dal percorso originale, lanciandosi in uno sconclusionato coast to coast con destinazione Los Angeles, dove l'attrice risiede. Politicamente scorrettissimo e pungente, la particolarità del film sta nelle modalità di lavorazione: la maggior parte delle scene è stata girata come se fosse una candid camera, con Sacha intento a importunare reali, comuni cittadini americani. Ciò che la gente dice nel film
è effettivamente ciò che l'americano medio pensa. Se non avete paura di scoprirlo, prenotate un posto al cinema.