Ci sono giorni in cui seriamente mi fa male essere quello che sono, fare le scelte che faccio. Ho perso occasioni, persone importanti, pezzi di vita che semino per strada con noncuranza e che per una ragione o per l'altra raramente germogliano, a volte perché il vento cambia e sospinge via tutto, a volte perché il seme è marcio e non può sbocciare. Ma io continuo a seminare. Raramente sono in grado di prendere le cose alla leggera, ancora più raramente riesco a considerare definitiva una sconfitta o ad arrendermi all'evidenza: preferisco sbattere mille volte contro lo stesso muro, piuttosto che pentirmi prima o poi di non aver provato abbastanza a sfondarlo. E quando poi mi accorgo che dopo mesi di tentativi nel muro non c'è neanche una crepa, la delusione mi brucia dentro come una ferita che non cicatrizza mai; come se veramente mi aspettassi che i miei quarantadue chili fossero sufficienti a far breccia nella pietra compatta. Ed è a quel punto (forse per dimostrare a me stessa che la tenacia premia, che il fallimento era dovuto a sfortunate circostanze e non alla mia stupidità) che passo al muro successivo, pur cosciente che al 99,9% sto per aggiungere lividi a lividi.
Perché vi racconto tutto questo? Perché il concerto di Mary J. Blige mi ha regalato una giustificazione. Lei è l'esasperazione vivente di tutte le pessime scelte del mondo: uomini sbagliati, consiglieri falsamente disinteressati, dipendenze, autodistruttività, stoica volontà di combattere per cause apparentemente perse. Eppure è lì, ancora lì, che con un sorriso amaro e lo sguardo che brilla ti chiede di andare avanti per la tua strada, la strada che i tuoi princìpi e la tua storia personale ti hanno imposto, perché non c'è altra via possibile. A distanza di dieci anni canta ancora i suoi errori, e non se ne vergogna. E mentre canta piange, e all'improvviso ti accorgi che anche il pubblico sta piangendo con lei. Ed è a quel punto che realizzi che è meglio vivere in mezzo alla tempesta per imparare a riconoscere il valore di un raggio di sole, piuttosto che inseguire un sole che alla lunga non scalda affatto. O peggio, rinchiudersi in una stanza con una luce artificiale per paura che anche il sole possa scottare.
And flowers bloom like madness in the spring...