Ebbene sì, è successo davvero: contro ogni aspettativa, sono stata confermata nella redazione del
programma radio meno ortodosso del mondo. In un non meglio definito ruolo di comprimaria e per un numero di mensilità variabile a seconda del budget, ma in fondo chissenefrega; meglio precaria che male accompagnata. Secondo il caporedattore la mia fulgida figura professionale meritava perfino uno spazio nella sezione biografie del nostro sito, ma (anche se posso assicurarvi la mia biografia l'ho preparata con grande impegno nonché memorabili spremute di meningi, sublimando eventi eccezionali dal nulla), quei cattivoni della Rai non mi hanno ritenuta abbastanza importante e navigata. Così, per consolarmi... Fruitene almeno voi, o miei venticinque lettori.
Pur avendo trecentosessantacinque giorni disponibili, pensa bene di nascere il 29 febbraio di un anno bisestile.
A quattordici anni scopre l’hip hop; a quindici, scopre che l’hip hop è il modo migliore per diventare l’outsider del suo liceo; a diciassette, scopre che l’hip hop è una base sufficiente per scrivere di musica su una fanzine. A ventitré ha ancora molto da scoprire.
Fan di Dispenser dal giorno zero assieme a genitori e sorellina, entra in squadra come stagista e viene promossa aiuto-redattrice sul campo.
Ha una doppia personalità: sotto pseudonimo Blumi scrive di black music per misconosciuti portali e riviste, collabora con l’etichetta più piccola del mondo, studia vocal jazz da cinque anni ma ancora si vergogna a cantare.
Nei ritagli di tempo si è laureata in sociologia.