"Posò il libro e si alzò con impazienza, e subito lei alzò la testa.
<<Cosa succede?>>.
<<Si soffoca in questa stanza, ho bisogno di un po' d'aria>>.
Aprì la finestra e alzò l'invetriata, sporgendosi fuori nella notte gelida. Il solo fatto di non guardare May seduta al suo tavolo, sotto la lampada, il solo fatto di vedere altre case, tetti, comignoli, di sentire che vi erano altre vite oltre la sua, altre città oltre New York, e un mondo intero distinto dal suo, lo faceva respirare più liberamente.
Dopo che fu rimasto affacciato fuori, nel buio, per alcuni minuti, la udì dire: <<Newland! Chiudi, ti prego! Prenderai un malanno>>.
Tirò giù l'invetriata e si volse. <<Prenderò un malanno!>> ripeté, e aveva voglia di aggiungere: <<Ma sono già morto! Da tanti e tanti mesi!>>.
Lei alzò lo sguardo e vedendo i suoi occhi che si spalancavano, capì che nei propri vi doveva essere qualcosa di molto strano.
<<Newland! Stai male?>>.
Scosse la testa e tornò alla sua poltrona. Lei si chinò di nuovo sul lavoro e, passandole vicino, Newland le carezzò i capelli. <<Povera May!>> fece.
<<Povera? Perché povera?>> lei ripeté con un riso forzato.
<<Perché non potrò mai aprire una finestra senza darti una preoccupazione>> rispose, ridendo anche lui.
Per un momento May tacque; poi disse, molto piano, con la testa china sul lavoro: <<Non mi preoccuperò mai, se tu sarai felice>>.
<<Ah, mia cara; e io non sarò mai felice se non posso aprire le finestre!>>.
<<Con questo tempo?>> protestò May. Con un sospiro, egli sprofondò nella lettura del suo libro".
(Edith Wharton, 1920)
Come Hornby insegna, di ogni avvenimento significativo è auspicabile stilare una top 5. Ecco quella delle botte di sfiga piovuteci tra capo e collo durante la due giorni del MEI.
Quinta posizione: L'incontro, già in treno, con uno dei più noti menagrami della scena, di cui non riporto il nome per ovvi motivi (per chi stesse tirando a indovinare: no, non è il primo della lista).
Quarta posizione: Scoprire che il primo treno del mattino per Faenza è un Eurostar (€ € €) e che gli unici posti liberi di tutto il treno si situano in prima classe (€ € € € € € € €). Evidentemente il losco figuro della quinta posizione ha un effetto retroattivo.
Terza posizione: Entrare in pizzeria per la cena e, all'atto di ordinare una sana, modesta pinta, apprendere che in osservanza delle prescrizioni del Corano i gestori egiziani forniscono unicamente birra analcolica.
Seconda posizione: Constatare che l'hotel, il cui sito declamava fieramente "Raggiungeteci in treno, ci troviamo 5 min dalla stazione ferroviaria", intendeva in realtà "Noi siamo a 5 km dal centro città, in macchina ci mettete cinque minuti, ma non vi azzardate ad avventurarvi a piedi perché lo svincolo dell'autostrada è notoriamente vietato ai pedoni". Segue scampato arrotamento e conseguente dispendiosissima corsa in taxi.
Prima posizione: All'arrivo in albergo, venire a sapere che erano a disposizione dei clienti una serie di navette gratuite da e per il MEI, e che di conseguenza mancato arrotamento e dispendiosissima corsa in taxi si potevano perfettamente evitare.
Hotel: Prenotato.
Biglietti: 'Fanculo a Trenitalia che chiude il servizio biglietteria alle 18.30.
Programma delle giornate: Già ragionevolmente redatto.
Bagaglio: In alto mare.
Copie promozionali: Ritirate.
Cartella stampa: Completata.
Accompagnatore: Rassegnato ai suoi obblighi coniugali.
Se mai doveste passare per il
Meeting Etichette Indipendenti di Faenza, questo weekend, vi invito a cercare la delegazione
Soulville Records: siamo spiantati ma simpatici, ve lo assicuro. Buon fine settimana a tutti.
È da diverso tempo che non propongo al mio affezionato pubblico una nuova serie televisiva ai limiti del consumismo mediatico: è venuto il momento di colmare la lacuna. Il polpettone del momento è Commander in Chief, pessimamente tradotto in italiano come Una donna alla Casa Bianca. A metà del suo mandato, il Presidente degli Stati Uniti Theodore Bridges è colpito da un aneurisma improvviso. La prassi prevede che lo sostituisca il vicepresidente, che però in questo caso è considerato impresentabile: Mackenzie Allen è una donna, madre di tre figli e perdipiù candidato indipendente. Sul letto di morte, Bridges chiede alla sua vicepresidente di dimettersi con effetto immediato, d'accordo con il suo staff e con tutta l'amministrazione. Mackenzie rifiuta e, alla morte del suo ex comandante in capo, presta giuramento come primo presidente donna. Anche se l'intero serial trasuda buonismo americano da tutti i pori, la costruzione dell'intera trama è credibile e d'impatto. In primis, fotografa in maniera molto realistica le procedure e i magheggi dell'amministrazione statunitense che, per controbilanciare l'accentramento del potere (e per gestire la forma federale dello Stato), si basa su procedure complicatissime; in secondo luogo, rende l'idea del maschilismo imperante su cui l'intera politica internazionale si fonda. Cosa succederebbe se anziché una first lady ci fosse un first gentleman? Come si porrebbero i paesi arabi nei confronti di una donna a capo dell'occidente? Come distogliere l'attenzione dalla donna per incentrarla sul politico? E i figli? È ammissibile che una donna faccia leggi a tutela dell'elettorato femminile, o verrebbe vissuto come un conflitto d'interessi? Che fine fa il protocollo? Insomma, vale la pena tentare una rapida visione del progetto. Anche se odiate con tutto il vostro cuore Geena Davis (alias la Signora Presidente), soprattutto ora che il botulino è diventato il suo migliore amico.
Mini-playlist perfettamente calzante col clima (inteso come tempo atmosferico) sconfortante della giornata corrente:
- Julie London, Cry me a river
- Christina Aguilera, I got trouble
- Robert Downey Jr, River
- Supastition ft D Minor, Yesterday
- Esther Phillips, Home is where the hatred is
- Nas, The message
- Skin, Don't let me down
- Aesop Rock, Blue in the face
- Syleena Johnson, Hit on me
- Les Nubians, Autour de minuit
- Kreators, Care for you
- Mobb Deep, Hell on heart
- Dee Dee Bridgewater, Autumn leaves
- Jill Scott, Love rain
- Mary J. Blige, Not gon' cry
- Lenny Kravitz, If you can't say no
- Prince, Purple rain
- Sam Cooke, Get yourself another fool
- Portished, Roads
- Rjd2, Here what's left
Dopo aver assistito a due ore di irresistibile e caustica saggezza transgender al Teatro delle Erbe, dove è di scena l'onorevole Vladimir Luxuria con lo spettacolo
Si sdrai, per favore, quasi mi spiace per l'onorevole Gardini. Non oso immaginare in quanti molteplici modi l'ex-Mister-Guadagno abbia potuto massacrare verbalmente Miss Cos'è-la-Consob. Nel settore che in ogni edificio è notoriamente più affollato di pettegoli, perdipiù:
il bagno delle donne.
Un buon motivo per essere felice anche se novembre incalza: è uscito un nuovo libro di racconti, inedito e postumo, di J.C. Izzo. La raccolta, intitolata
Aglio, menta e basilico, ha come filo conduttore il Mediterraneo (con particolare attenzione a Marsiglia, come al solito) e contiene il racconto mai pubblicato
La cena di Natale di Fabio Montale che, manco a dirlo, ruota attorno al protagonista della più bella e struggente trilogia noir mai scritta. Consigliato ad alcolisti, depressi cronici e maniaci suicidi, o più in generale a chiunque abbia bisogno di un'iniezione di voglia di vivere.
Step 1: Il mio cellulare, dopo due anni di onorato e impeccabile servizio, si guasta, lasciandomi orfana della funzione SMS.
Step 2: Chiedo a mia madre, che giustamente di mandare messaggini non se ne fa molto, di fare scambio di cellulare finché non provvedo a sostituirlo.
Step 3: A meno di tre ore dall'avvenuto scambio, il cellulare di mia madre mi viene provvidenzialmente sfilato dalla borsa da mano ignota, durante una serata al Rolling Stone.
Bilancio: un cellulare rotto (il mio), un cellulare rubato (quello di mia madre), due cellulari da ricomprare (tecnicamente a spese mie, se non fosse sopraggiunta un po' di pietà parentale). Ancora una volta, possiamo con tranquillità affermare che un nuovo record è stato stabilito.
In questo desolante panorama di filmucci mediamente dimenticabili, è in arrivo un lungometraggio promettente quanto un raggio di sole.
Borat: Cultural learnings of America for make benefit glorious nation of Kazakhistan, ultima opera dell'adorato Sacha Baron Cohen (Ali G, per intenderci), è organizzato come un mockumentary, ovvero un finto documentario, e narra le avventure di Borat, un giornalista kazako incaricato dal Ministero dell'Istruzione di girare una serie di lezioni illustrative sugli USA. Il nostro eroe parte alla volta di New York, pronto a cimentarsi nell'ardua impresa, barcamenandosi tra una serie di misunderstanding apocalittici. Ciò che cambierà definitivamente le sorti del viaggio sarà l'incontro di Baron con (il manifesto di) Pamela Anderson: deciso a conquistarla a tutti i costi, costringe la troupe a deviare dal percorso originale, lanciandosi in uno sconclusionato coast to coast con destinazione Los Angeles, dove l'attrice risiede. Politicamente scorrettissimo e pungente, la particolarità del film sta nelle modalità di lavorazione: la maggior parte delle scene è stata girata come se fosse una candid camera, con Sacha intento a importunare reali, comuni cittadini americani. Ciò che la gente dice nel film
è effettivamente ciò che l'americano medio pensa. Se non avete paura di scoprirlo, prenotate un posto al cinema.
And flowers bloom like madness in the spring...