Oddio, Kelis ha cambiato pettinatura. E radicalmente: caschetto nero e capelli stirati. Non sarà un presagio infausto? Non è che anche il suo nuovo album, che in un'impeto di reverente devozione ho acquistato a scatola chiusa (okay, confesso, il fatto che sia riuscita a sposare uno dei miei sogni erotici di sempre c'entra qualcosa con la mia ammirazione per lei), ne risulterà in qualche modo snaturato? E se mi è diventata sul serio una dark lady? Rivoglio le Spice Girls. Almeno loro erano obbligate per contratto a non rivoluzionare la capigliatura.
Quesito: se in un tratto di carreggiata la linea continua non c'è (perché si è cancellata, o perché hanno appena ripavimentato la strada), è lecito bocciare una povera crista perché varca qualcosa che in quel preciso istante di fatto non esiste? Misteri della burocrazia italiana.
Quel benefattore di Ghemon mi ha reso partecipe di alcune anteprime dal nuovo album di Mos Def; io rendo partecipi tutti voi della mia gioia. Il king è tornato, gente. Evviva evviva.
Non sono mai stata una grande fan dei racconti brevi e, più o meno per lo stesso motivo, non lo sono neanche dei cortometraggi: la mia impressione è che la forma ridotta comprometta seriamente lo sviluppo della storia e dei personaggi, trasformando una buona idea in una sbiadita favoletta né carne né pesce. Ovviamente esistono le eccezioni alla regola: Just in God, cortometraggio di Giorgio Carella vincitore di numerosissimi premi, è quasi riuscito a farmi cambiare idea. In venti minuti di bianco e nero o poco più, Carella narra la storia di Dio che si reincarna in una foto di Justin Timberlake, incollata al diario di una quattordicenne pia e sfigata, per aiutare la proprietaria nella sua scalata sociale. Grazie all'aiuto di Justin/Iddio, la ragazza riuscirà ad abbandonare il coro degli studenti di Cielle per approdare finalmente nel kollettivo del suo liceo okkupato (il milanesissimo Berchet, oltretutto). Sarà forse che mi identifico nel personaggio (ebbene no, per quanto tutti voi siate a conoscenza della mia megalomania non mi riferivo a Dio, ma alla quattordicenne), ma l'insieme mi ha assolutamente deliziato. Se mai riusciste a capire come, procuratevelo: è un must per tutti gli ex liceali di belle speranze e scarsa vita sociale.
Quando si parla di jam medio-piccole, l'esperienza di tutti noi risulta particolarmente vasta e variegata. La pole position, per quanto mi riguarda, resta a quelle estive di Saronno, dove il palco era assemblato con vecchi bancali della frutta. Ci sono poi quelle organizzate dai Centri Territoriali Sociali, dove il buonismo imperante vuole che gli educatori sfrattino i breaker validi per far posto ai breaker incapaci, perché "devono ballare tutti". Ne ricordo un'altra estiva nel parcheggio di Bonola: il Consiglio di Zona aveva fornito un centinaio di bottiglie d'acqua minerale per rinfrancare i writer che dipingevano sul cemento nudo, ovviamente il pomeriggio è sfociato in un'epica battaglia di gavettoni maschi-contro-femmine. Che dire di quei live in cui arriva la Municipale a togliere la corrente all'impianto perché i vicini si lamentano del rumore? Tutti hanno la propria storiella da raccontare. Da ieri, la sottoscritta ne ha una in più. Gentilmente ospitati dal Rainbow, storico avamposto del punk-rock milanese, pubblico e artisti hanno dovuto fare i conti con un impianto presumibilmente settato sul vocalist dei Korn. Senza scoraggiarsi, gli mc hanno quindi destituito il fonico e hanno proclamato un Soviet supremo, invitando i presenti ad indicare per alzata di mano se la voce era troppo alta o troppo debole, quale dei due microfoni funzionava meglio, com'era l'assetto dei bassi dal fondo della sala, eccetera eccetera. Dopo una mezz'ora buona di contrattazioni sindacali tra chi doveva arrangiarsi a cantare e chi doveva rassegnarsi ad ascoltare, si è finalmente giunti a un punto d'equilibrio soddisfacente e lo spettacolo ha finalmente avuto inizio. Voci di corridoio sostengono che il fonico sia stato inviato a spalare rotaie in Siberia.
Incerta se sopravviverò all'
appuntamento col destino che mi attende domani, vorrei affidare all'etere un aforisma intelligente: in caso non tornassi indietro (causa infarto pre-audizione, o suicidio post-audizione), perlomeno i posteri mi ricoderanno per le proverbiali ultime parole famose. Sfortunatamente, il mio attuale stato di fibrillazione ansiotica mi impedisce di partorire qualcosa di significativo. I posteri dovranno quindi accontentarsi di un'indicazione di carattere pratico: la fiaschetta di liquore che mi ritroverete addosso va restituita a Michele, grazie.
La bella notizia è che, all'alba del terzo anno di corso, stamattina ho preso il primo trenta e lode di tutta la mia carriera universitaria. La brutta notizia è che, sempre stamattina, ho scoperto di aver sbagliato a pagare la retta, regalando un migliaio di euro all'ateneo. Il che, a ben pensarci, potrebbe in qualche modo spiegare il voto di oggi. Quasi quasi, prima della discussione della tesi verso una rata in più.
Ennesimo giochino alla Proust che circola ultimamente in rete. Dite la vostra, che ho detto la mia.
PRIMO DISCO ACQUISTATO: 883, Nord sud ovest est
ULTIMO DISCO ACQUISTATO: AAVV, Raï'n'B vol. 2, e un cofanetto di zouk antillese
DISCO CHE HA CAMBIATO LA TUA VITA: Fugees, The Score
COPERTINA PREFERITA: Common, Like water for chocolate
DISCO IMBARAZZANTE: Paola & Chiara (acquistato tarocco quando avevo dodici anni, ci tengo a sottolinearlo)
LA CANZONE CHE VORRESTI AVER SCRITTO TU: Otis Redding, Sitting on the dock of the bay
QUELLA CHE VORRESTI FOSSE STATA SCRITTA PER TE: Looptroop, Bandit queen
QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA TUA INFANZIA: Francesco De Gregori, Generale
QUELLA CHE RIASSUME LA TUA ADOLESCENZA: Notorious BIG, Juicy, e The Roots, Love of my life
QUELLA CHE VORRESTI PER UN TRAMONTO: Otis Redding, Sitting on the dock of the bay
QUELLA DA SUONARE CON GLI AMICI SULLA SPIAGGIA: Uncle Cracker, Follow me
QUELLA CHE NON VUOI SENTIRE MAI PIU': qualsiasi canzone dance che gira attualmente sullo stereo di mia sorella
QUELLA CHE NON TI PIACEVA MA ADESSO AMI: Kelis, In the morning
QUELLA CHE VORRESTI AL TUO MATRIMONIO: Etta James, At last
QUELLA CHE VORRESTI AL TUO FUNERALE: Rent Choir, Seasons of love
QUELLA CHE DESCRIVE PERFETTAMENTE UN MOMENTO DELLA TUA VITA: Jurassic 5 feat Nelly Furtado, Thin line
QUELLA CHE TI PIACE NELLA COLLEZIONE DEI TUOI GENITORI: Ennio Morricone, Mission
QUELLA CHE NON CONOSCERESTI SE NON FOSSE PER UN TUO AMICO: Rjd2, Deadringer; Anthony & the Johnsons, I am a bird now
QUELLA CHE TI FA VENIRE IN MENTE LA PRIMA COTTA: Tupac Shakur, Unconditional love
QUELLA CHE TI FA PENSARE AL SESSO: Musiq Soulchild, You and me; Nas & Kelis, In public; D'Angelo, Feels like making love
QUELLA CHE TI FA PENSARE ALLA SOLITUDINE: Alicia Keys, Why do I feel so sad; Supastition feat D Minor, Yesterday
QUELLA PER QUANDO SEI INCAZZATO: Non Phixion, The CIA is trying to kill me
QUELLA CON IL MIGLIOR FINALE: Murs, Walk like a man
QUELLA CON IL MIGLIOR INIZIO: Lauryn Hill, To Zion
QUELLA CHE PIU' TI ESTRANIA DALLA REALTA': Mos Def, Boogie Man
QUELLA PIU' TRISTE: Prince, Purple rain
QUELLA CHE QUANDO LA SENTI TI FA SCATENARE: Talib Kweli, Get by
QUELLA PIU' BRUTTA CHE HAI IN CASA: Non sono in grado di sceglierne una
LA MIGLIORE DI UNA COLONNA SONORA: Erykah Badu, Love of my life (an ode to hip hop)
LA MIGLIORE COVER: Alicia Keys, If I was your woman/ Walk on by
LA MIGLIORE DA SENTIRE IN VIAGGIO: Mos Def & Dj Honda, Travellin man
IL DISCO CHE ASCOLTERESTI MENTRE SEI NELLO SPAZIO E SI SGANCIA IL CORDONE
CHE TI LEGA ALLA NAVICELLA (TANTO SAI CHE VENGONO A RIPRENDERTI): Elton John, Rocket man
QUELLA CON CUI SOSTITUIRESTI "WE ARE THE CHAMPIONS": R Kelly, The world's greatest (con le debite proporzioni)
QUELLA CHE TI METTE ADDOSSO OTTIMISMO: Fontella Bass, Rescue me
QUELLA CHE TI FA VENIRE VOGLIA DI BALLARE: Q-Tip, Vivrant thing
QUELLA PER POGARE: Pharoae Monch, Simon says
QUELLA PER LA TUA CITTA': Club Dogo: Una volta sola nei momenti buoni e La testa gira in quelli pessimi
QUELLA CON PIU PAROLACCE: Se si parla di oscenità in generale, una qualsiasi di Necro
QUELLA CON IL TESTO PIU' ORIGINALE: Nas, Rewind
QUELLA CON IL TESTO PIU' BELLO CHE HAI MAI SENTITO: A. Branduardi, L'apprendista stregone
QUELLA SU CUI FARE L'AMORE: Marvin Gaye, Let's get it on
QUELLA NOSTALGICA: Skunk Anansie, You'll follow me down
QUELLA PIU BRUTTA: La discografia completa di Paolo Meneguzzi
QUELLA CON UN BEL TITOLO: Gil Scott-Heron, The revolution will not be televised
QUELLA SULL'AMORE VERO: Les Nubians, Amour à mort
Strana bestia, la speranza. Non c'è mai ragione per nutrirne, però è sempre là che ti aspetta al varco. Il cinismo non serve a metterti al riparo da lei: impedisci a te stesso di credere, ma non puoi impedirti di sperare. Finisci con lo sperimentare i metodi più stupidi per alimentarla: fioretti, giuramenti solenni, illusioni. Non ti dà tregua, non ci dormi la notte. Preferiresti rassegnarti, ma lei non ne vuole sapere. Il mondo fuori è crudele, ma attraverso la sua lente l'orizzonte ti appare mansueto, promettente, carico di aspettative. L'impossibile è un concetto relativo che non ti tange più. E l'universo sembra trattenere il respiro in attesa che tu compia il passo definitivo verso il baratro, sperando che come per magia la forza di gravità non ti riguardi personalmente.
A Jean-Claude Izzo, che dal suo vaso di Pandora estrasse guai per sé e speranza per il resto del mondo. E a chi sa cosa vuol dire giocarsi un anno tra sette giorni esatti.
Dopo una settimana trascorsa a perfezionare la mia abbronzatura sotto il sole della Costa Azzurra, posso ritenermi pienamente soddisfatta: missione compiuta. Resta il fatto che attingere alle ricchezze dei residenti di Cannes potrebbe essere un buon metodo per sfamare la totalità dei denutriti africani. In una delle poche passeggiate serali che ci siamo concessi, io e il mio fidanzato-non-più-pallido abbiamo scoperto l'esistenza di mini-semafori montati a un metro e mezzo da terra (sì, okay, alla mia altezza, risparmiatevi la battuta), al disotto dei semafori normali. Non siamo riusciti a capirne il motivo finché non abbiamo cominciato a far caso alle biposto extralusso che circolavano sulla Croisette: in poco meno di due ore ne abbiamo contate quarantadue tra Ferrari, Porche, Lamborghini e Mustang. Pare che i desolati proprietari delle stesse, dato l'assetto di guida delle macchine sportive, quando sono al volante non riescano a visualizzare i semafori ordinari: il comune di Cannes ha deciso di accogliere la loro accorata preghiera, costruendone alcuni ad hoc.
And flowers bloom like madness in the spring...