E' bellissimo.
E' bellissimo.
E' bellissimo.
Ho intervistato Crazy Legs.
E' bellissimo.
E' bellissimo.
E' bellissimo.
Il caldo impazza, gli astanti impazziscono. Mia madre, non contenta di avere imposto a tutta la famiglia
coni gelato delle dimensioni di un fusillo, si è presentata a casa di ritorno dal supermercato reggendo tra le mani un cocomero delle dimensioni di un melone, messo in commercio sotto il nome di Baby Anguria. La maggiore attrazione della mia notte bianca è stata il liquido per bolle di sapone commestibili al sapore di fragola, procurato di contrabbando dalla mia migliore amica. Sui Navigli hanno aperto un locale delle dimensioni di un kebabbaro, attrezzato come un kebabbaro, con gli stessi orari di un kebabbaro, senonché vende sushi allo stesso prezzo di un solitario Cartier. Alla disperata ricerca di un vestito da matrimonio, faccio i conti con le patrie tradizioni familiari: niente bianco perché c'è già la sposa, niente nero perché non sono in gramaglie, niente viola che porta sfiga e quest'anno neanche turchese, perché è un'esclusiva della madre della sposa. Nel cortile della Cattolica hanno montato un megaschermo al plasma per proiettare le partite del mondiale (come dire, cinquemila euro di retta ben spesi) e nella mia sede lavorativa in occasione degli italici match concedono due ore di vacanza per gli appassionati di calcio, ma non per chi lo schifa (otto euro all'ora di stipendio a catafottersi in un tubo catodico). Au refrain.
La televisione di Stato turca ha deciso di censurare e poi bandire Winnie the Pooh. La motivazione principale risiederebbe in Piglet, il maialino amico di Pooh, poiché l'animale è considerato impuro dalla tradizione islamica.
Alla disperata ricerca di un partner in crime per trasferta a Torino e successivo concerto Gnarls Barkley (giorno 30 giugno). Non abbandonatemi.
Ci sono giorni in cui seriamente mi fa male essere quello che sono, fare le scelte che faccio. Ho perso occasioni, persone importanti, pezzi di vita che semino per strada con noncuranza e che per una ragione o per l'altra raramente germogliano, a volte perché il vento cambia e sospinge via tutto, a volte perché il seme è marcio e non può sbocciare. Ma io continuo a seminare. Raramente sono in grado di prendere le cose alla leggera, ancora più raramente riesco a considerare definitiva una sconfitta o ad arrendermi all'evidenza: preferisco sbattere mille volte contro lo stesso muro, piuttosto che pentirmi prima o poi di non aver provato abbastanza a sfondarlo. E quando poi mi accorgo che dopo mesi di tentativi nel muro non c'è neanche una crepa, la delusione mi brucia dentro come una ferita che non cicatrizza mai; come se veramente mi aspettassi che i miei quarantadue chili fossero sufficienti a far breccia nella pietra compatta. Ed è a quel punto (forse per dimostrare a me stessa che la tenacia premia, che il fallimento era dovuto a sfortunate circostanze e non alla mia stupidità) che passo al muro successivo, pur cosciente che al 99,9% sto per aggiungere lividi a lividi.
Perché vi racconto tutto questo? Perché il concerto di Mary J. Blige mi ha regalato una giustificazione. Lei è l'esasperazione vivente di tutte le pessime scelte del mondo: uomini sbagliati, consiglieri falsamente disinteressati, dipendenze, autodistruttività, stoica volontà di combattere per cause apparentemente perse. Eppure è lì, ancora lì, che con un sorriso amaro e lo sguardo che brilla ti chiede di andare avanti per la tua strada, la strada che i tuoi princìpi e la tua storia personale ti hanno imposto, perché non c'è altra via possibile. A distanza di dieci anni canta ancora i suoi errori, e non se ne vergogna. E mentre canta piange, e all'improvviso ti accorgi che anche il pubblico sta piangendo con lei. Ed è a quel punto che realizzi che è meglio vivere in mezzo alla tempesta per imparare a riconoscere il valore di un raggio di sole, piuttosto che inseguire un sole che alla lunga non scalda affatto. O peggio, rinchiudersi in una stanza con una luce artificiale per paura che anche il sole possa scottare.
525.600 minutes 525.600 moments so dear525.600 minutes how do you measure a year? in daylights, in sunsetsin midnights, in cups of coffee? in inches, in miles, in laughters, in strife? in 525.600 minutes how do you measure a year in the life? how about love? How about love?measure in love seasons of love.525.600 minutes 525.600 journeys to plan525.600 minutes how do you measure the life of a woman or a man?in truths that she learned or in times that he cried? In bridges he burned or in the way that she died? It's time now to sing out so the story never ends let's celebrate remember a year in the life of a friendmeasure in love seasons of lovemeasure your life in love.Anche volendo giustificare razionalmente il perché ho postato il testo qui sopra (bell'esempio di contaminazione tra sacro e profano: requiem gospel per una drag queen malata di aids,
Broadway rules), temo che sarebbe inutile: tutti voi sapete QUAL E' il vero motivo. Ebbene sì, la mia stucchevole mania per i messaggi buonisti e positivi ha prevalso di nuovo. Ciclicamente ho bisogno di un po' di melassa.
Ho sempre trovato Zapatero un personaggio adorabile, una specie di politico-mattoncino-modulare sulla cui base avrei costruito il mio governo ideale, se solo avessi potuto. Almeno fino a ieri, quando sfogliando una rivista vengo a scoprire che (nella sua ennesima crociata contro la discriminazione) ha presentato una proposta di legge per l'abolizione della produzione della taglia 38. La motivazione è la più ovvia: evitare di incoraggiare insani dimagrimenti forzati da parte di adolescenti cellulitiche con velleità da mannequin. La revoluciòn gordista dovrebbe partire dalle due più importanti catene di moda low cost iberiche, guarda caso anche le uniche che importano in Italia: Zara e Mango. In qualità di raro esemplare di taglia 38 effettiva e naturale, sto seriamente pensando di rivolgermi ad Amnesty International lamentando una violazione dei miei diritti fondamentali. Rachitiche di tutto il mondo, stringiamoci a coorte.
Dopo che l'annuncio ufficiale della mia "compromissione" è stato dato, aggiungo un
nuovo link nell'apposita colonnina. E se a qualcun altro dovesse venire il dubbio, no, non sto per duettare con Al Castellana (sigh).
And flowers bloom like madness in the spring...