Babe, do you understand me now
Sometimes I feel a little mad
Well don't you know that no-one alive can always be an angel
When things go wrong I seem to be bad
But I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don't let me be misunderstood
And yes, sometimes I'm so carefree
With a joy that's hard to hide
And sometimes it seems that all I have to do is worry
And then you're bound to see my other side
Cause I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please, don't let me be misunderstood.
If I seem edgy, I want you to know
That I never mean to take it out on you
Life has its problems and I get my share
And that's one thing I never mean to do
Oh, don't you know I'm human
Have thoughts like any other one
Sometimes I find myself long regretting
Some foolish thing, some little simple thing I've done.
(Rigorosamente nella versione di Nina Simone o tutt'al più di John Legend)
Se qualcuno fosse interessato, a
questo link trovate il consueto soul-articolone trimestrale che a scadenza fissa impongo ai lettori (e anche ai redattori che, talebanrappusi come sono, ne farebbero volentieri a meno) di Hotmc. Premetto che nella fretta di scriverlo ho dimenticato completamente di segnalare l'uscita di
Echoes, il nuovo lavoro de Les Nubians; sgarbo particolarmente grave nei confronti delle autrici della sublime
Amour à mort, che resterà sempre una delle mie canzoni preferite in assoluto. Per chi (???) volesse tenersi aggiornato tra un'imprescindibile (!!!) uscita di
Got soul? e l'altra, suggerisco gli ottimi
Blues&Soul,
Soul Tracks,
Underground Soul e
Just Soul, tanto per citare qualche webzine seria.
Un famoso corridore di Formula 1 ha dichiarato alla stampa di aver basato tutta la sua filosofia di vita sull'assunto "Il secondo è il primo degli stupidi". Oggi il mio stereo gli dà torto. The drugs don't work è carina quand'è suonata dai Verve, ma diventa monumentale solo quando è Ben Harper a eseguirla. E' Joni Mitchell ad aver dato i natali a River, ma non c'è paragone con la versione di Robert Downey Jr. Otis Redding è il papà di Respect, ma chi mai è disposto a ricordarsene, da quando è entrata in campo Aretha Franklin? Per non parlare di You make me feel like a natural woman, anch'essa repertorio di Carol King senza che nessuno ne sia a conoscenza.
Tutto questo per cercare di risolvere il beef in corso con George Benson, ovvio.
Quesito: se, dopo un brillante curriculum presentato e un colloquio svoltosi con scioltezza in tre diverse lingue straniere , ti dicono che il posto di hostess in fiera per cui avevi fatto domanda si tramuta in un posto saltuario di modella per acconciature, cosa significa?
a) Che forse la linea Sunsilk Ricci Perfetti funziona più di quanto tu pensassi;
b) Che forse il tuo spagnolo è ancora da perfezionare;
c) Che forse alla voce "circonferenza petto" nella scheda di presentazione era il caso di mentire, o quantomeno di procurarsi un reggiseno ad olio per il giorno dell'appuntamento con le risorse umane;
d) Che forse era una maniera gentile per dirti che sei bellissima (almeno finché taci).
Barrare l'opzione corretta.
Ho un beef in corso con George Benson. Non ho speranze di vittoria, speriamo quantomeno di finire pari e patta.
Tramite segnalazione sulle board ho trovato un sito destinato a entrare nella storia del rap e della musica tutta:
questo. Passi per l'idea di base assolutamente trash, ma per niente originale (quelli della Roc-a-wear ci avevano già pensato da un bel po'), il team di NWA (Nippaz With Attitude, non confondetevi con Eazy-E e compagni)) raggiunge il suo picco di genialità nel lanciare una
linea di ninnananne ispirata ai banger del passato. L'idea può anche risultare simpatica, ma c'è seriamente da chiedersi quale insano genitore userebbe
Push it delle Salt'n'Pepa per far addormentare il figlio, anche se riarrangiata, censurata e ripulita dai gemiti pre-coito.
Come commettere suicidio in poche, semplici mosse:
1) Avvicinarsi al comodino della propria sorella, diciottenne e aspirante dark
2) Cominciare a frugare tra le sue cose, alla ricerca dei dieci euro che ti ha scippato una settimana fa e mai più accennato a restituire
3) Scoprire, tra un quaderno di appunti di stechiometria, una copia di Dylan Dog (tua anche quella) e un eyeliner che ormai davi per disperso (indovinate un po'?), il suo ultimo prestito dalla biblioteca: Ingannevole è in cuore più di ogni cosa, firmato J.T. Leroy
4) Leggerne qualche pagina, così, tanto per curiosità, visto che i dieci euro non si trovano e l'alternativa per occupare il tempo sarebbe quella di scaricarsi l'ennesima puntata di Desperate Housewives o, peggio, cominciare a studiare per scuola guida
5) Farsi prendere a tal punto dalla trama da superare la metà del romanzo in due ore, per poi ritrovarsi chiusa in bagno a piangere sulle sorti del protagonista e sulla brutalità umana, senza avere il coraggio di finire il libro causa profondo strazio interiore.
Consiglio agli astanti: se avete uno stomaco nella norma, quel titolo va maneggiato con le pinze. Certi abissi di dolore e rassegnazione sono pericolosi, specie se raccontati dalle semplici parole di un bambino di otto anni.
Se qualcuno dei convitati all'aperitivo per Aggì passasse di qui entro stasera, sarebbe gentilmente in grado di spiegarmi se/quando/dove ci si becca, possibilmente via cellulare, visto che sarò al lavoro? Grazie infinite...
Oltre a un doveroso consiglio, ovvero quello di recarvi immediatamente al cinema più vicino e investire 7 euro nella visione di
Romanzo criminale (hallelujah, un film italiano con ambientazione decente, dialoghi competitivi, una trama ben articolata ma non incomprensibile e un intero cast in grado di recitare), lancio un appello nell'etere: io e un altro personaggio che non vuole essere nominato, ma che è parte della redazione di Hotmc (fate vobis), vogliamo iscriverci a una caccia al tesoro letteraria, domenica prossima. Location: parchi di Milano. Link:
questo. Ci mancano due componenti per la squadra, quindi chi ha voglia di divertirsi con un'esperienza che non racconterebbe mai in pubblico, mi contatti.
Una delle mie più care amiche, scrittrice di prosa e poesia già pubblicata e premiata in vari ambiti, mi chiede di aiutarla a diffondere un suo nuovo racconto. Accetto con piacere, soprattutto visto l'argomento del testo.
Svegliarsi e provare cos’è la vergogna. Sento il peso di grosse e calde lacrime gonfiarmi gli occhi già stanchi e frustrati.
Rimbombano nelle orecchie i “No” con tutte le varie sfumature possibili. I No ricevuti dopo i colloqui di lavoro.
Segretaria di redazione per Bonolis. Primo colloquio. Passato. Seconda selezione andata. Terzo incontro “ Speriamo ormai di collaborare con lei. Presto. Molto presto”.
Aspetto che mi telefonino.
Tic Tac. Tic tac. Un’ora. Tic Tac. Tic Tac. Due ore. Tic Tac. Tic Tac. Tre ore. Comincio a sgranocchiarmi le unghie. Tic Tac. Tic Tac. Quattro ore. Preparo mini sandwich alla nutella. Tic Tac. Tic Tac. Ormai sono le undici di sera, l’Adecco è chiusa.
Domattina alle nove mi daranno risposta. Sicuramente.
Forse è meglio non spegnere il telefonino. E puntare la sveglia verso le otto.
Così metti che la capa mi chiami direttamente da casa sua.
La mattina dopo, dalle otto alle nove, mi rigiro nel letto inquieta. Stereo acceso a volume antivicini, Neffa nella casse “Aspettando il sole”, cielo Milano monocolore grigio piombo. Alle nove e cinque mi lancio sulla cornetta e compongo il numero d’Adecco Cologno Monzese 0226410302.
Suona libero.
“Pronto?”
Io, iper professional, mi presento, spiego chi sono e il lavoro per cui ero nell’attesa di una risposta. Silenzio dall’altro lato. Un respiro leggermente affannato. Sto per avere le convulsioni.
“A Mediaset sono in riunione per decidere quale delle ultime tre candidate sia la più adatta. Stia tranquilla, nel primo pomeriggio le faremo sapere qualcosa”.
“No, la ringrazio, sa com’è, mi avevate detto fosse una cosa certa e ho rinunciato ai turni domenicali, quelli pagati il doppio in Rinascente”.
“Si, sì non si preoccupi, davvero. E’ piaciuta molto”.
Rincuorata dalla sua voce accomodante e pacata, invento mille modi per sedare l’ansia dell’attesa. Ideona. Dare un occhio su Seconda Mano e sulla rete. Offerte di lavoro. Sono un’esperta. Smanetto un po’. Per una quasi laureata in lingue che sa usare il computer discretamente, che parla inglese, tedesco, francese, italiano e ha una faccetta carina, dovrebbero spalancarsi le porte del Paradiso.
“Cercasi segretaria max 24enne, bella presenza, con esperienza e ottimo uso del PC. Richiesto ottimo inglese.”
Il cranio mi si riempie di punti interrogativi giganti.
1) A COSA SERVE LA FACCETTA CARINA PER RISPONDERE AL TELEFONO E INSERIRE I DATI?
2) COME DIAVOLO FA UNA A 24 ANNI AD AVERE MOLTA ESPERIENZA???
Faxiamo il curriculum. Anzi via mail con foto in bikini mozzafiato. Non si sa mai. Il Purgatorio. Siamo scesi in Purgatorio.
“Agenzia XXX Assicurazioni cerca segretaria per lavoro part-time dalle otto alle 13. Richiesta buona conoscenza del computer, bella presenza e cordialità”.
Faxiamo il curriculum vitae, non c’è l’e-mail. Nel caso Bonolis decida di lasciarmi a casa dopo avermi fatto andare nel regno di Mediaset e avermi fatto perdere un pomeriggio intero a spiegarmi le mansioni richieste e avermi fatto perdere tre ore preziose di ripetizioni (TOT.30 euro).
Ore 14.00, a pranzo un bicchiere d’acqua e l’ennesimo caffè forte, squilla il cellulare e rispondo fiduciosa:
” Pronto?”
“Buongiorno, è l’Adecco di Cologno Monzese. Volevo assicurarle che Mediaset, dopo l’esame di tutti i candidati e la sua amabile disponibilità e ottima prova…”
“Si?”
“Non ha scelto nessuno dei candidati perché il signor Bonolis ha preferito avvalersi di una persona interna”.
“Interna a cosa?”
“Interna a Mediaset”.
“Ah. Grazie. Arrivederci”
“La terremo sicuramente presente per altri lavori in futuro. Anche lo staff Mediaset è rimasto piacevolmente impressionato”.
Clic. Spengo il telefono. Ma vaffanculo tu e tutto lo staff Mediaset.
Ho perso i turni di domenica.
280 euro.
La rata dell’università diventa sempre più irraggiungibile. Urlerei dallo sconforto. Ma taccio. E mi tengo la testa dolente, stretta tra i palmi delle mani.
Scendo nuovamente al computer. Trilla il cordless.
“Pronto?”
“Buongiorno, la chiamo dalla XXX Assicurazioni. Saremmo interessati a farle il colloquio”.
Il tono della mia voce da spento e monotono qual è, ridiventa gioviale e brillante. “Volentieri. Quando sarebbe meglio per voi?”
“Domani per le tre, se lei è d’accordo.”
“Perfetto. Grazie e arrivederci”.
Improvviso un ballettino gioioso.
Posta elettronica segnala una mail…controllo…Umh
“Gentile signorina, le comunico che, per quanto riguarda la foto allegata al suo curriculum, lei non rientra nei nostri parametri”. Per un paio di maniglie dell’amore?? Cercano una segretaria o una spogliarellista?
Non fa nulla, è tutto un gioco. Un pessimo gioco di cattivo gusto. Come i contratti a progetto, i contratti a tempo determinato che più determinato non si può, le ferie e la malattia non pagate, la benzina che aumenta, la bici rubata con catenaccio a prova attentato. E così via. Nell’Inferno del mondo moderno dove le donne sono finalmente emancipate e fanno carriera.
Domanda.(?????). Risposta.(!!!!!).
Pomeriggio seguente, tre euro di metropolitana, scendo in piazzale Udine, in perfetto orario citofono e, tutta carina e agghindata, busso alla porta massiccia della XXX Assicurazioni. Apre un uomo sui 40, ambiguo, con montatura occhiali fashion orribile.
“Siediti qui, il principale a la figlia saranno da te tra un momento, stanno terminando con un cliente”.
Carino l’ufficio. C’è l’acquario con i pesci e delle foto di un bimbo carinissimo.
Guardo il “broker”. (Così si definisce lui.)
”Chi è? Suo figlio?”
“No, il figlio della principale”
“Che carino”
“Lo dica a lei appena la vede, va’ matta per quello sgorbio. Se tocca quel tasto con maestria si consideri già assunta.”
Taccio. Lo guardo con occhi a pesce palla per capire se scherza. Con quella faccia lì da “broker”? E’ serissimo, diamine. Osservo i quintali di scartoffie ammucchiati sulla scrivania vuota sulla destra. Quella che dovrebbe diventare la mia, immagino. Mi prende lo sconforto. Ci saranno 200/300 pratiche assicurative abbandonate lì.
“Buongiorno”. Sento qualcuno alle mie spalle. Una donna sui 35, bionda, occhiali montatura trasparente (già ci siamo), jeans e maglia rossa.
“Piacere, Mary”
“Piacere, Roberta”.
“Un attimo ancora d’attesa, così ci raggiunge anche mio padre”.
“Perfetto”.
Minuto di silenzio. Mi squadra.
“Bel tatuaggio che ha”.
Cazzo, la maglia lo lascia scoperto, me n’ero completamente dimenticata!
“Ehm, si, errore di gioventù”.
(Ma quando mai, ha un anno di vita neanche!!)
“Io sono un po’ conservatrice”.
“Anch’io assolutamente. Se potessi non lo rifarei più”. (Ma cosa! Ne farei altri quattro!).
”Esiste il laser…”
“Eh già”.
Gioco il jolly ora o sono già fuori in partenza.
“Bella foto, chi è il bambino? E’ un amore! Ha un’espressione così intelligente!” (Uhm…).
E lei, raggiante: ”E’ il mio cucciolo, Andreas!”.
E da lì, venti minuti buoni a raccontarmi che studia alla scuola inglese, che è sveglio, intelligente, bello, bravo e buono.
“Ogni scarafone è bello a mamma suja” M’azzardo a dire per scherzare. Cala il gelo. Ho sbagliato frase, mi sa. Le sorrido timida. Arriva il padre in extremis a salvarmi da sicura fucilazione. Entriamo nello stanzino angosciante
“Bene, bene. Allora signorina Marianna..”
Lei “Ma non aveva detto di chiamarsi Mary?”
Io “E’ il nome d’arte…, mi chiamano tutti così, anche mia nonna…”
Lei “Quale arte?”
Io “Sono una scrittrice. Ho pubblicato un libro”.
Lei “Di cosa parla?”
Io “E’ autobiografico. Della mia vita, del mio legame con l’hip hop”.
Lei “Un libro alla Melissa P.?”
Io “No, per carità! Un libro alla Virginia Woolf”.
Lei “Virginia chi?”
Io “Lasci stare. E’ meglio”.
Ottimo. Sputtanamento in diretta.
Lui “Vede, noi cerchiamo una persona che resti con noi a lungo. Lei quando si laurea?”
Io “Aprile” E incrocio le dita sotto il tavolo per scaramanzia.
Lui “Bene bene….Otto mesi. E poi cosa pensa di fare?”
Io “Vorrei fare domanda per entrare in ambasciata”
Lui, scandalizzato “Quindi non rimarrebbe con noi?”
Io “No, con tutto il rispetto, non studio per cinque anni per fare la semplice segretaria…”
Lui “Ah, ma allora non se ne parla proprio. Non possiamo assumere gente e spiegare cose così complesse come le polizze assicurative a qualcuno che poi a settembre se n’andrà”.
Io, allibita, provo a rispondere che in fondo un anno è un anno, non è così poco….
Mi liquida con un sorriso, mi tende la mano e mi accompagna alla porta. La figlia ormai è un pezzo di ghiaccio.
Sconsolata mi avvio a casa. Altri tre euro di biglietti. Oggi è andata così. Domani è un altro giorno, come dice Rossella O’Hara.
(Mary Nicole, 2005.http://www.arcipelagoedizioni.com/news/mary.php )
And flowers bloom like madness in the spring...