Archiviato anche stavolta il
compleanno del quadriennio, cui sono sopravvissuta grazie a una poco coraggiosa fuga al mare per aggirare i festeggiamenti, mi pongo il primo quesito importante da ventiquattrenne: ma perché
Che tempo che fa passa per essere un programma di elevato spessore culturale, nonostante la presenza di una valletta bella, alta, bionda, sgambata, tettona, sorridente e, soprattutto,
muta? Che differenza c'è tra Philippa Lagerback e una velina, a parte i centimetri di stoffa che la ricoprono? Com'è che i telespettatori ci cascano e lodano Fazio il Moralizzatore? Vogliamo chiamare le cose con il loro nome, per una volta?